Il mio quarto titolo di Mister Universo: il racconto di un percorso che continua

Vitamin’s di Marco Lucacci & C. s.n.c.

Sono tornato da poco dalla Spagna, da Tarragona per la precisione, dove ho conquistato il mio quarto titolo di Mister Universo nella federazione WABBA International. È stata una gara speciale, intensa, che metteva in competizione soltanto atleti qualificati a livello internazionale. Per me non c’è stato bisogno di fare una gara di qualifica: negli anni ho già ottenuto diversi titoli che mi permettono l’accesso diretto alle finali mondiali. Stavolta ho gareggiato nella categoria Master 50, dedicata agli atleti con più di cinquant’anni. Eravamo in quattordici finalisti, tutti preparatissimi. Vincere, a questo livello, non è mai scontato: è il risultato di una preparazione durata sei mesi e, soprattutto, di una vita intera dedicata al bodybuilding.

Non sono stato solo in questa avventura. Accanto a me c’era Margherita, alla sua prima stagione agonistica, che si è presentata nella categoria Fit Model, una disciplina nuova, ancora in evoluzione, in cui i criteri di giudizio non sono del tutto definiti. Margherita ha ottenuto la qualifica qui a Perugia, nella categoria Juniors (entro i 25 anni), ed è arrivata a Tarragona determinata e preparata. In Spagna ha affrontato una categoria composta da poche atlete, ma molto competitive, e ha portato a casa un bellissimo primo posto. Il suo percorso è solo all’inizio: ha doti genetiche eccezionali – vita stretta, spalle ampie – ma dovrà crescere dal punto di vista della maturità muscolare, un aspetto che si raggiunge soltanto con gli anni di allenamento costante.

Per quanto mi riguarda, questa è stata la mia 92ª gara in carriera e il mio quarto Mister Universo in assoluto, il secondo sotto la WABBA International. Ho raggiunto, forse, la migliore forma fisica della mia vita. La mia preparazione è stata rigorosa: due allenamenti al giorno con i pesi, per un totale di circa un’ora e mezza quotidiana, più quaranta minuti di camminata veloce ogni sera. Oltre due ore di allenamento al giorno, senza mai saltare una sessione. Dal punto di vista alimentare ho sempre seguito una dieta bilanciata, lontana dagli estremismi che spesso si sentono nominare nel nostro ambiente: 60% carboidrati, 30% proteine e 10% grassi. Avvicinandomi alla gara ho ridotto le calorie, ma ho mantenuto costanti le proporzioni dei macronutrienti. È un metodo che funziona, e che nel mio caso ha continuato a dare risultati eccellenti.

Molti mi chiedono come sia possibile avere questa motivazione a 55 anni. La verità è che a quest’età cambia tutto: i tempi di recupero, la gestione dell’allenamento, la prevenzione degli infortuni. A vent’anni si può spingere al massimo, recuperare in fretta, vivere di notte e allenarsi di giorno senza conseguenze. Dopo i cinquanta, ogni dettaglio conta: la tecnica, il sonno, l’alimentazione, la gestione delle energie. Non posso permettermi errori. Lavoro più di testa che di muscoli, perché l’esperienza diventa il vero strumento che fa la differenza.

E poi c’è la motivazione. Spesso le persone mi dicono: “Con la tua età, chi te lo fa fare?”. La risposta è semplice: il piacere. La voglia di essere in forma, di sentirmi bene, di essere credibile nel mio lavoro. Non potrei mai dare consigli agli altri se non fossi il primo a seguirli. Gareggiare per me non è solo uno stimolo personale, ma anche parte del mio mestiere: senza un obiettivo, senza una data, senza una sfida, diventa difficile mantenere la concentrazione, la dieta, la disciplina. Questo vale per tutti, ma per chi ha vissuto una vita intera in mezzo alle competizioni vale ancora di più.

Tra pochi giorni sarò a Torino per l’ultima gara della stagione, una competizione open aperta a tutte le federazioni. È una gara prestigiosa e il vincitore si aggiudica un viaggio a Dubai all inclusive. Sarà l’ultimo impegno dell’anno prima di tornare a concentrarmi sui miei progetti, tra cui una nuova serie di video in cui affronterò, uno a uno, molti degli argomenti che ho accennato: l’importanza dell’alimentazione bilanciata, l’allenamento over 50, la preparazione mentale, la gestione dei tempi di recupero, la prevenzione degli infortuni, la costruzione di una forma fisica sostenibile e duratura.

Oggi, dopo questa ennesima soddisfazione, guardo avanti con la stessa passione di sempre. Essere atleta a 55 anni non è una sfida contro il tempo: è una scelta di vita. E finché avrò voglia, finché avrò piacere di sentire il mio corpo rispondere agli stimoli dell’allenamento, continuerò a farlo. Per me stesso, per il mio lavoro e per tutte le persone che ogni giorno entrano in palestra cercando ispirazione e un motivo in più per credere in ciò che possono diventare.

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